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venerdì 8 febbraio 2013

COME SI SCRIVE...

Arieccomi, Folks!

Una breve riflessione per sistemare meglio la mira per la nuova infornata di post che mi accingo a pubblicare in questo glorioso (perché lo sarà, glorioso, altroché) 2013.

Se siete soliti praticare l'arte scrittoria e non vi siete mai posti la domanda fatidica ("Ma cosa significa scrivere davvero bene?"), allora non avete ancora iniziato a fare sul serio.

Sì, perché una domanda come questa ti permette di scendere in profondità per toccare con mano i tuoi limiti, le tue possibilità, le tue ossessioni, le tue debolezze, i tuoi vuoti da riempire, i tuoi vuoti da far restare vuoti, i tuoi pieni da svuotare.
Se ti immergi hai qualche speranza di far pulizia e migliorare quello che già sai fare (o pensi, o speri, o ti auguri di saper fare).
Almeno io la penso così.
(*mi pare giusto specificarlo ora, non vorrei che il mio tono fosse scambiato per "saccenteria", qui illustro solo il mio punto di vista e non mi atteggio a Colei-che-detiene-la-Verità)

Ci sono Autori istintivamente generosi, sono quelli che ti si esplicitano come Maestri loro malgrado (discorso sfacettato, lo rimando a un "poi" qualsiasi).
Oggi mi farò aiutare da uno di loro, Erri De Luca.
Qui sotto riporto alcune sue righe dedicate al "come si scrive" e vi consiglio di leggerle e rileggerle e rileggerle parecchie volte, finché non si son fatte sangue nel vostro sangue.

A  presto, Folks!
b-



Fai come il lanciatore di coltelli,
che tira intorno al corpo.
Scrivi di amore senza nominarlo,
la precisione sta nell'evitare.
Distraiti dal vocabolo solenne,
già abbuffato;
punta al bordo, costeggia.
Il lanciatore di coltelli tocca da lontano:
l'errore è di raggiungere il bersaglio,
la grazia è di mancarlo.

(Erri De Luca)

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